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Fanghi, l’inutile e dannoso business dell’inceneritore a corto di rifiuti

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Si è svolto ieri sera a Cesano Maderno un incontro informativo sul trattamento fanghi, organizzato dagli esponenti M5S dei comuni soci Bea dopo aver scoperto che la società sta procedendo a uno studio di fattibilità per la costruzione di un impianto di essiccamento fanghi da depurazione per poi incenerirli nel forno. Costo stimato: 3 milioni di euro.
I consiglieri regionali M5S Gianmarco Corbetta e Iolanda Nanni, affiancati dall’esperto ambientale Prof. Roberto Cenci, hanno spiegato cifre alla mano la situazione fanghi in Lombardia.
La conclusione che si può trarre dai dati esposti è che il piano di Bea Spa per la costruzione di un impianto di trattamento fanghi nel sito dell’inceneritore di Desio non produce alcun vantaggio collettivo, se non il business che porterebbe guadagni alla società.
Il prezzo lo pagherebbero però i cittadini del territorio interessato dal forno, che si troverebbero esposti a ulteriore inquinamento.
La diminuzione dei rifiuti da incenerire inizia a farsi sentire in Bea e, nonostante lo Sblocca Italia (la Legge del governo PD che permette di importare rifiuti da altre regioni), i gestori del forno sono costretti a inventarsi nuove strategie per trovare qualcosa da bruciare.

Dopo averci ripetuto per anni la favola che l’inceneritore era indispensabile per non rischiare l’emergenza rifiuti come a Napoli, oggi che i rifiuti da bruciare stanno davvero diminuendo ci raccontano che è necessario iniziare a bruciare i fanghi. Mentivano allora e mentono oggi, perché non esiste alcun problema di smaltimento fanghi: al contrario, la Lombardia ha una capacità di trattamento fanghi notevolmente superiore alle proprie necessità, al punto che importa da ben 14 regioni italiane oltre il 60% dei fanghi che tratta annualmente.

L’interesse per i fanghi è la prova che i dirigenti di Bea non sono stati capaci di sviluppare un piano industriale che tenesse conto della progressiva e necessaria diminuzione del rifiuto da bruciare. Il Movimento 5 Stelle da 10 anni chiede uno studio serio sulla riconversione dell’inceneritore, mentre in Bea vogliono solo continuare a bruciare come fanno da 40 anni e poco importa se i costi ambientali e probabilmente anche sanitari continuano a ricadere sul territorio e sui cittadini.

Ingiustificabile poi l’atteggiamento dei Sindaci dei comuni soci Bea che, chiamati a esprimersi sull’argomento a marzo, hanno accuratamente evitato di informare i consigli comunali e di aprire un dibattito sul territorio, restando vergognosamente zitti finché il M5S non ha sollevato la questione. Evidentemente per loro la trasparenza è offuscata dai fumi dell’inceneritore.

Category: Ambiente, News

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